Inchiostro 

Lente cadono 

gocce d’inchiostro,

sulla desolata distesa bianca, racchiusa in questa pagina.

Un pennino tenta di dare loro una forma. 

Inutile.

Gettato il pennino, è il turno delle dita. 

Si macchiano, in questo vano tentativo.

Inutile.
Alla fine non resta nulla, 

sulla candida pagina bianca.

Posate su di essa,

lacrime.

Follia in un momento

La nebbia all’altezza delle ginocchia,

i piedi che arrancano nella fanghiglia,

lenti affondano.

Avanzo senza una meta, 

nessun lume all’orizzonte, 

la strada smarrita da tempo.

Un lento vagare in terre desolate, alla ricerca di certezze. Certezze svanite o mai esistite.

L’aria si fa opprimente,

il buio mi avvolge.

Un nero albero svetta sopra gli altri.

Un lampo, una strada, un marciapiede. La nebbia è solamente il fumo della mia sigaretta, giunta ormai al termine. L’ennesima dose del veleno quotidiano. 

Solamente un grande albero di fronte a me. Una sagoma disegnata nel nero cielo.

Ed io rimango impassibile, accendendo la sigaretta successiva, pronto a viaggiare in oscure terre che, probabilmente, esistono solamente nei miei processi mentali.

Ma nulla di tutto ciò è certo, nemmeno il fatto che io sia seduto su questo maledetto marciapiede.

Danziamo

Io odio danzare.

Ma questa notte non mi interessa,   

ho deciso di farlo ugualmente.

Danziamo insieme, su quella strada 

con il vento sotto i piedi.

Infanghiamoci le mani con lo sporco

delle nostre anime, per poi accarezzarci il volto.

Volteggiando scagliamo a terra

frammenti di noi stessi.

Cantiamo.

Urliamo.

Prendiamoci la libertà di essere noi stessi

sotto il cielo stellato,

tanto solo la Luna può sorridere di noi.

Ora sta nascendo il Sole, per l’ennesima volta, e tutto svanisce.

Solo una cosa rimane.

Io odio danzare.

Anima su carta

Scrivo perché ho paura di sprecare contro il vento le mie parole.

Molto spesso parlare e tacere, 

sono la medesima cosa.

Non mi resta che intingere il pennino nell’anima, per depositare frammenti di essa

in una bianca prigione di carta.